28/01/2019

NOTIZIE IMMOBILIARI

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PREZZI DELLE CASE: LIEVE FLESSIONE A NOVEMBRE – IDEALISTA.IT

I prezzi delle case di seconda mano accusano ancora una lieve flessione a novembre (-0,3%), attestandosi su una media di 1.754 euro/mq e le quotazioni in Italia sono più basse del 3,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il calo marginale dei prezzi evidenzia una tendenza alla stabilizzazione piuttosto diffusa in buona parte del Paese, dove le oscillazioni sono contenute tra il -1% e il +1% nella maggior parte delle aree regionali, provinciali e cittadine. Dieci macrozone sono interessate dai ribassi questo mese e altrettante registrano aumenti dei prezzi. I cali maggiori si segnalano al Sud, in Basilicata (-1,6%), Calabria (-1,3%) e Abruzzo (-0,8%). All’opposto, Valle d’Aosta (0,9%), Emilia Romagna (0,6%) e Campania (0,5%) sono le Regioni che hanno avuto gli incrementi maggiori. La Regione più cara d’Italia è la Liguria con i suoi 2.535 euro al metro quadro, seguita dalla Valle d’Aosta (2.440 euro/m2) e il Trentino Alto Adige (2.355 euro/m2). Sul fondo della graduatoria c’è la Calabria (876 euro/m2), fanalino di coda davanti a Molise (1.032 euro/m²) e Sicilia (1.086 euro/m2). Il trend negativo dei valori immobiliari a livello nazionale trascina a ribasso 56 mercati provinciali sui 107 monitorati: i cali maggiori si registrano in Provincia di Reggio Calabria (-5,6%), Matera (-4,4%) e Vibo Valentia (-3,5%); i rincari maggiori spettano alle Province di Brindisi (4,2%), Cuneo (2,8%), Caserta (2,2%) e Belluno (2%) mentre tutte le altre aree segnano aumenti inferiori al 2%. Savona (3.280 euro/m2), domina il ranking dei valori provinciali davanti a Bolzano (3.197 euro/m2) e Firenze (2.669 euro/m2); invece, Biella con 655 euro al metro quadro si conferma la più economica davanti a Caltanissetta (719 euro/m2) e Agrigento (768 euro/m2). Nel corso del mese di novembre le città in terreno negativo sono salite a 55 dalle 50 della scorsa rilevazione ma più della metà dei centri capoluogo segnano variazioni marginali confermando la tendenza alla stabilizzazione dei prezzi. Tale andamento trova riscontro anche nelle performance dei principali mercati italiani che segnano deboli variazioni a Milano (-0,7%), Roma (-0,5%) e Napoli (-0,1%). Agli estremi dei risultati del mese Terni (-6,8%), Cuneo (-5,3%) e Cosenza (-3,8%) sono i centri con i maggiori ribassi. Rieti (4,4%), Lecco (4,2%) e Vercelli (3,4%), sono le città che hanno evidenziato una maggiore propensione agli aumenti da parte dei proprietari. Con i suoi 4.410 euro al metro quadro Venezia risulta la città più cara del Paese su Firenze (3.685 euro/m²) e Milano (3.554 euro/m²). Biella (716 euro/m²) torna a essere il Capoluogo più economico davanti a Caltanissetta (720 euro/m²) e Agrigento (851 euro/m²).

CONFRONTO MERCATO DEGLI AFFITTI GRANDI CITTÀ – TECNOCASA

Sono stati confrontati alcuni indici legati al mondo degli affitti di Milano, Roma e Napoli e le grandi città hanno registrato un aumento generalizzato dei canoni di locazione: +1,1% per i monolocali, +1,4% per i bilocali e +1,2% per i trilocali. Fra le tre metropoli esaminate Milano è quella che ha avuto l’aumento più elevato (+2,7%, +2,5% e +2,6%), seguita da Napoli (0%, +1,9% e +0,7%), mentre Roma mostra un segno negativo sulla tipologia monolocale (-0,3%) e lievi incrementi su bilocali e trilocali (0,2%). Tempi di locazione molto simili a Milano e a Napoli, in cui sono necessari rispettivamente 44 e 45 giorni per locare un immobile; si distacca invece la Capitale con 50 giorni. Il bilocale è la tipologia più affittata e, in particolare, a Milano supera il 60%. Quanto alle motivazioni della locazione, a Napoli la domanda di immobili in affitto è alimentata prevalentemente da coloro che hanno fatto una scelta abitativa (82,2%), percentuale che a Roma costituisce il 48,4%, mentre è completamente differente il quadro di Milano, in cui spicca la concentrazione di lavoratori non residenti che costituiscono il 62,3% di coloro che prendono in affitto un’abitazione, attestandosi tra le più alte fra le grandi città. A Milano e a Napoli vince il canone libero (rispettivamente 91,3% e 73,7%), mentre a Roma si assiste a un’ascesa del contratto di locazione a canone concordato (58,9%).

BANCHE E MONETE: OTTOBRE 2018 – BANCA D’ITALIA

In ottobre i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, sono cresciuti del 2,7% su base annua (2,9% in settembre). I prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,8% (2,7% nel mese precedente), mentre quelli alle società non finanziarie sono cresciuti dell’1,5% (1,9% in settembre). I depositi del settore privato sono cresciuti del 3,7% su base annua (erano il 4,6% nel mese precedente); la raccolta obbligazionaria è diminuita del 17,2% (era diminuita del 17,4% nel mese precedente). Le sofferenze sono diminuite del 24,3% su base annua (-23% in settembre), per effetto di alcune operazioni di cartolarizzazione. I tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, sono stati pari al 2,24% (2,16% in settembre); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo all’8,13%. I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono risultati pari all’1,52% (1,45% in settembre); quelli sui nuovi prestiti di importo fino a 1 milione di euro sono stati pari all’1,96%, quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia all’1,12%. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,39%.

L'ECONOMIA DELLE REGIONI ITALIANE: LA DOMANDA E L’OFFERTA DI CREDITO A LIVELLO TERRITORIALE – BANCA D’ITALIA

Il credito delle famiglie è tornato a espandersi, dopo la sostanziale stabilità del semestre precedente: le richieste di mutui per l’acquisto di abitazioni sono aumentate in tutte le aree del Paese, con l’eccezione del Mezzogiorno, e l’incremento ha interessato sia le banche appartenenti ai primi cinque gruppi, sia gli altri intermediari. La ripresa della domanda di credito al consumo è stata diffusa a tutte le Regioni italiane ma è stata più vivace in quelle settentrionali. L’orientamento delle politiche di offerta dei mutui è rimasto invariato su criteri ancora accomodanti in tutto il Paese, sia per le banche appartenenti ai primi cinque gruppi sia per le altre. Segnali di ulteriore allentamento si sono manifestati attraverso una riduzione dei margini applicati, riflettendo la pressione concorrenziale tra gli intermediari. Con riferimento al credito al consumo, nel I semestre del 2018 i termini di finanziamento praticati dalle banche sono rimasti invariati. Per la seconda parte del 2018 le banche si attendono un rafforzamento della domanda di credito in tutte le aree, che riguarderebbe in particolare le richieste di mutui nel Mezzogiorno; non si dovrebbero invece osservare variazioni sostanziali nelle condizioni di offerta.


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